Il prossimo numero
Nel corso del 2025 la nostra elaborazione si è focalizzata su due vettori, che abbiamo chiamato “organizzazione” e “mondi”. Con il primo tema, abbiamo inteso proporre un’inchiesta sul rapporto tra forme, dinamiche, pratiche e teorie dei movimenti insorgenti che hanno attraversato il pianeta negli ultimi quindici anni. Una problematica riqualificata e rilanciata dal movimento “Palestina globale vs Israele globale” che ha acceso l’autunno. Con il secondo tema abbiamo invece proposto un inquadramento ampio della fase attuale attraverso una cartografia che ha provato a identificare alcune delle prevalenti dinamiche delle forme del potere e del conflitto nel presente globale.
L’ottica con la quale ci proponiamo di sviluppare l’elaborazione di Teiko per il 2026 è quella di procedere in un lavoro collettivo di ricerca e inchiesta. Intendiamo proseguire e rilanciare la costruzione di una bussola per orientarsi nel caos sistemico del presente e per connettere voci e prospettive verso nuove militanze. Vogliamo procedere nella costruzione di una “architettura” che di numero in numero possa erigere tale bussola, assemblando sguardi, analisi, intuizioni, teorie, inchieste che dall’Italia continuino a guardare al mondo. In questa direzione, stiamo riflettendo su due macro-ambiti per il 2026, attorno ai quali proseguire con il nostro lavoro collettivo, che in via preliminare possiamo etichettare come “territori” e “digitale”. Ci sembra infatti che questi due vettori siano già a più riprese emersi nel corso dei numeri Zero e Uno della rivista, e che possano costruire una necessaria integrazione e approfondimento di come movimenti e lotte di oggi si riproducono, diffondono, confliggono. Due concetti da qualificare, e che all’oggi hanno anche una molteplicità di sovrapposizioni - che potranno dunque produttivamente intrecciarsi.
Per quanto riguarda il prossimo numero, che uscirà nella primavera del 2026, il tema “territori” ci è stato suggerito dalla mobilitazione autunnale. Ci pare infatti utile immaginare una ricerca su cosa siano oggi i territori proprio a partire dalla geografia proposta dalle recenti lotte e conflitti. Una territorialità che ha intrecciato e mobilitato una flotta nel Mediterraneo per sfidare un blocco navale su una striscia di mare colonizzata e resistente, con una molteplicità di scenari bloccati dall’“equipaggio di terra” mobilitatosi in Italia e in molti altri contesti europei. I blocchi nella forma dello sciopero generale e della marea hanno colpito porti e interporti, autostrade e tangenziali, cuori urbani e periferia diffusa. Una caratteristica prettamente logistica delle lotte che aveva già segnato molte mobilitazioni dell’ultimo quindicennio, risignificata tuttavia da un tratto internazionalista e dalla congiunzione con la forma-sciopero.
Che cosa possono insegnarci, politicamente, questa mappa e queste dinamiche? Come e perché alcuni luoghi si sono rivelati strategici per una pratica efficace del conflitto sociale, e quali invece i limiti? A partire da queste e altre domande, il prossimo numero proporrà contributi sia teorici che di inchiesta territoriale con l’obiettivo di restituire sia un’inquadratura sui territori di oggi che una serie di spunti politici per poterli analizzare, attraversare, e trasformare.