La Mappa del Mediterraneo

Alessandra Bonazzi

Hito Steyerl apre il saggio A Sea of Data: Apophenia and Pattern (Mis-)Recognition1 con un’immagine dai files di Snowden classificata “secret”.

una cattura di segnali, onde luminose, rumori, ecc. decrittabile con il giusto algoritmo ma non con lo sguardo umano. Tecnicamente è una “renderizzazione di trasmissioni intercettate”, analiticamente è l’equivalente del collasso predittivo che per Benjamin Bratton qualifica la condizione di ogni mappatura del contemporaneo che preveda l’autoriferimento a un soggetto.2 Da qui la funzione strategica dell’esercizio di apofenia di Bratton (vedere pattern di forme/ geopolitiche dove c’è soltanto rumore) che Steyerl ripropone per decrittare quest’immagine. E ci domanda: «Doesn’t it look like a shimmering surface of water in the evening sun? Is this perhaps the ‘sea of data’ itself? An overwhelming body of water, which one could drown in? can you see the waves moving ever so slightly?».3 Interferendo con l’apofenia di Steyerl, senza tradire la regola della simultaneità percettiva che permette il riconoscimento di pattern, possiamo riformulare le domande e trarre la nostra conclusione. Il “mare di dati” non assomiglia alla scintillante superficie del Mare Mediterraneo e il rumore all’architettura logistica delle sue onde di controllo? La classificazione “secret” scritta in caratteri capitali sopra il mare (Mediterraneo) di dati, non perde simultaneamente la sua opacità referenziale per assumere invece la lucida chiarezza indessicale di titolo della mappa?4 La mia conclusione è che, a guardare con attenzione, la dissoluzione della partizione gerarchica tra segnale e rumore5, ipervisibilità e rarefazione, apre la possibilità di mobilitare una inaspettata mappa del Mediterraneo: SECRET, appunto. Non una carta geografica ma letteralmente una mappa, termine che sta per panno, stoffa, cappa, che ricopre il Mediterraneo.6 E come tale funziona. Secondo la lezione di Olsson, ogni mappa deve essere pensata come un palinsesto sul quale le tracce cancellate di una prima figura rimangono visibili anche se sovrascritte da una seconda figura. La nostra è l’intercettazione delle trasmissioni del volo di un drone militare su Gaza, nei paraggi del Mediterraneo7 i cui segnali trasformati in rumore co-costruiscono la figura del Mediterraneo. Per inferenza possiamo stabilire allora che la misura e l’orientamento di questa mappa dipendono da un drone.8 Sul piano dei fatti, l’inferenza trova riscontro nelle procedure di rilevamento del Mediterraneo ad opera esclusiva dello sguardo verticale del drone. E il drone come oggetto rientra nell’intricata relazione globale di scambi di capitali, economie, politiche, illegalismi, soggettività che qualificano la condizione del Mediterraneo come strategico hub infrastrutturale ed estrattivista. La produzione di ecologie spettrali e zone di sacrificio è invece incapsulata nel suo apparato logistico e produttivo.9 Perciò la nostra mappa conferma la regola secondo la quale lo scopo non è catturare le cose o l’immagine delle cose ma il loro significato. In questo caso rende presente la tecnopolitica10 come significato che satura tutto il volume disponibile del Mediterraneo. Così è una mappa-trasgressione dal momento che la sua geografia tradisce l’operatività epistemologica delle coordinate cartografiche mentre il suo piano materiale di proiezione aliena l’ordine che legittima il contemporaneo regime est/etico del Mediterraneo globale. SECRET infatti intercetta la transcalarità della logistica digitale che sigilla la liquidità+ dello spazio mediterraneo11 e mette polemicamente al lavoro le tracce dei sistemi di rumore multiplo che configurano quel «campo di forze, magnetico o elettrico» in divenire già rilevato da Fernand Braudel.12 Ma la trasgressione epistemologica di questa mappa sta esattamente nell’alienazione che provoca in chi la osserva, e questo accade perché la sua produzione non prevede l’autoriferimento a un soggetto e/o a una narrazione ma è soltanto un caso della cattura digitale di un frammento delle segrete condizioni materiali che sostengono la versione Europea della «trascendenza della globalizzazione».13 Una versione che fa perdere di vista «the drone war’s optical unconscious»14 e il suo statuto di «arma di una violenza postcoloniale amnesica».15 Dunque, la mappa del Mediterraneo fa esattamente il suo mestiere: rende visibili le connessioni invisibili che rimangono sotto la soglia di percepibilità delle cartografie ufficiali. Più da vicino, come «cartografia potenziale»,16 annida strategicamente al centro la produzione di una geopolitica tridimensionale, l’ostilità politica della verticalità e l’opacità delle sovranità algoritmiche che offuscano il Mediterraneo.17 Così come dà corpo al rumore di quelle ecologie spettrali umane e più che umane, materia amorfa di scarto, che sono nei paraggi della piattaforma-logistica-militare-estrattiva soprannominata Mediterraneo. Chiudo questo commento con una citazione collettiva che spiega le ragioni della mia scelta: «We aim to provoke a particular state of “alienation” in the audience by de-naturalising given epistemological frameworks. We see in this process of alienation the first stage towards the imagination of other worlds».

Copertina del primo numero di Teiko

Note

  1. H. Steyerl, A Sea of Data: Apophenia and Pattern (Mis-)Recognition, in H. Steyerl, Duty Free Art. Art in the Age of Planetary Civil War, London, Verso, 2017, pp. 46-61, p. 47

  2. B. H. Bratton, Some Trace Effects of the Post-Anthropocene: On Accelerationist Geopolitical Aesthetics, «e-flux journal», 49, 2013, https://www.e-flux.com/journal/49/60076/some-trace-effects-of-the-post-anthropocene-on-accelerationist-geopolitical-aesthetics

  3. H. Steyerl, A Sea of Data: Apophenia and Pattern (Mis-)Recognition, cit., p. 47

  4. G. Olsson, Abysmal. A Critique of Cartographical Reason, Chicago, London, University of Chicago Press, 2007

  5. J. Rancière, La partizione del sensibile. Estetica e politica (2000), trad.it. di F. Caliri, Roma, Derive Approdi, 2016

  6. D.Woodward, Medieval Mappaemundi, in J. B. Harley, D. Woodward (a cura di), Cartography in Prehistoric, Ancient, and Medieval Europe and the Mediterranean», 1987, vol. I, The University of Chicago Press, Chicago-London, 1987, vol. I, pp. 286-370

  7. H. Steyerl, A Sea of Data: Apophenia and Pattern (Mis-)Recognition, cit

  8. https://liminal-lab.org/work/asymmetric-visions

  9. https://irpimedia.irpi.eu/sorveglianze-droni-migranti-mediterraneo-guardia-di-finanza/; https://www.webuildvalue.com/it/reportage/porti-mediterraneo-commercio-globale.html https://openknowledge.worldbank.org/server/api/core/bitstreams/6d932109-b466-5996-b052-ca85661cfa9f/content; Cfr. NewMed Energy LP. Global Data Deals and Alliances Profiles, Oil &Gas. Report code GDGE26418D (July 2025), Fitch Solutions Country Industry Reports, Israel Oil&Gas Report – Q1 2024, London (First Quarter 2024) https://afsc.org/chevron-fuels-israeli-apartheid-and-war-crimes; https://www.offshore-technology.com/news/israel-awards-exploration-licences-to-bp-socar-newmed/?cf-view

  10. A. Mhalla, Tecnopolitica. Come la tecnologia ci rende soldati, Torino, add editore, 2025

  11. Il riferimento è al paradigma di Territorialità+ di Niccolò Cuppini, cfr. Metropoli Planetaria 4.0. βeta Testing. Genealogie urbane tra infrastrutture e conflitti, Milano, Meltemi, 2023, p.54-58

  12. F. Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II, Torino, Einaudi, 1976, p. 166

  13. B. Latour, Seven Objections against landing on Earth, in B. Latour, P. Weibel (a cura di), Critical Zones. The Science and Politics of Landing on Earth, Karlsruhe, ZKM, 2020, pp 12-19, cit., p. 15

  14. H. Steyerl, A Sea of Data: Apophenia and Pattern (Mis-)Recognition, cit., p.60

  15. G. Chamayou, Teoria del drone. Principi filosofici del diritto di uccidere (2013), trad. it. di M. Tari, Roma, DeriveApprodi, 2014, p. 90

  16. F. Aït-Touati, A. Arènes, A. Grégoir, Terra Forma. Manuel de Cartographies Potentielles, Parigi, B-42, 2020

  17. A. Elden, Secure the Volume: Vertical Geopolitics and the Depth of Power, in «Political Geography», xxxiv, 2013, pp. 35-51. D. Gregory, Lines of Descent, in P. Adey e altri (a cura di), From Above. War, Violence, and Verticality, Oxford University Press, Oxford, 2014, pp. 41-70