SYYSMA di NZIRIA - etichetta Asian Fake

Maria Teresa Annarumma

La “nziria” è una parola del napoletano che non ha una diretta traduzione in italiano: si tratta di un sentimento di desiderio non esaudito, che genera nella persona un senso di insoddisfazione venato da insofferenza.

Questo stato dell’essere è il terreno su cui si sedimenta una delle ricerche musicali più interessanti dell’attuale panorama italiano: Nziria, artista ravennate, racconta il suo percorso partendo dai primi passi a Londra, frequentando la scena del clubbing europea, con un particolare interesse per quella olandese e principalmente quella gabber, sulla quale ha lavorato per abbinare una ricerca musicale legate alle sue origini familiari partenopee.

Nziria, infatti, ci descrive la sua cifra stilistica facendoci notare che questi due mondi lontani, non lo sono poi così tanto: l’hakken (stile di danza della musica gabber) ha molti passi che possono avvicinarsi a quelli delle tammorre napoletane, così come hanno in comune la tensione verso un ritmo incalzante e viscerale.

L’artista sente che l’esigenza di relazione e di espressione come un forte denominatore comune di queste realtà lontane, rendendo flessibile ed osmotiche linee di differenza che sicuramente ci sono, ma che nel suo lavoro non appaiono più determinanti: infatti, una cosa che affascina Nziria della musica napoletana come quella neomelodica, è la capacità tanto di essere sentimentale quanto di narrare problemi personali e sociali. Si tratta di musica espressione delle classi più popolari che si identificano nelle storie cantate dai loro musicisti preferiti. Questa matrice “working class” è uno degli elementi in comune con la scena gabber e, a dispetto di una lettura comune che vede i club o i rave come spazi di alienazione, per Tullia Benedicta (questo il suo nome all’anagrafe), e non solo, molti dei fruitori sono motivati da un senso di appartenenza ad una comunità e dal desiderio di condivisione.

Per il suo ultimo lavoro SYYSMA, l’artista usa la metafora dei movimenti tellurici che caratterizzano il territorio partenopeo, per riflettere sul costante senso di precarietà, pericolo e casualità che è parte fondamentale della cultura napoletana.

Dieci brani che, come Tullia ci ricorda, fanno di SYYSMA un disco molto intenso, ricco di sentimenti, ma anche di rotture, con un suo suono duro, perché portante una struttura ritmica forte che trasmette, anche con asprezza, la tensione sismica che il disco vuole ricordare.

Le performance dal vivo di Nziria sono senza dubbio la sintesi del suo lavoro perché capaci di creare un trasporto e una forte tensione relazionale con le persone. Tullia infatti, con il suo corpo e i movimenti di danza, traduce fisicamente il suo desiderio di condividere, così come quella flessibilità fra generi e provenienze geografiche che è la sua matrice. Un artista che esprime con forza le sue idee e il suo lavoro rendendo vivo il fluire dei sentimenti che diventano un richiamo prorompente verso il pubblico a cui chiede di condividere, sentire e vivere collettivamente le emozioni, eliminando le barriere fra artista e pubblico, tra nord e sud e, trasformando il palco da altare, a spazio comune di relazione.

Copertina del primo numero di Teiko

Copertina di SYYSMA, Nziaria, 2025, ed. Asian Fake