Contro l’Europa dei Padroni costruiamo l’Europa dei movimenti. Venezia: International Meeting 7-8-9 giugno 1991

Stella Salis

Nell’estate del 1991, il Coordinamento Nazionale Antinucleare Antiimperialista dà vita a tre giornate di discussione, un convoglio di voci, tra organizzazioni e movimenti autonomi, che attraversa i confini nazionali ed europei. Le realtà collettive partecipanti sono oltre duecento, oltre l’Italia, dalla Germania al Perù, dall’Irlanda al Kurdistan, dalla spagna alla Palestina, dall’Inghilterra agli Stati Uniti e tante altre nazionalità. Riconosciuta la portata storica di quell’evento – per la fase politica internazionale e perché rappresenta un vero spartiacque nel modo di pensare e praticare l’internazionalismo – di lì a pochi mesi gli atti verranno raccolti in un documento, un grande lavoro tipografico e di traduzione, oggi conservato in più copie nell’archivio “Open Memory” di Radio Sherwood.

Le tre giornate prendono forma all’ alba di un mondo nuovo, al culmine del processo che ha messo fine alla realtà bipolare, quando movimenti, istituzioni e società civile hanno perso punti di riferimento e categorie conosciute. Dopo la caduta del Muro di Berlino, un’onda lunga di eventi sconvolge il Mediterraneo; in Palestina infiamma la prima Intifada, in Sudafrica crolla l’Apartheid, in Irlanda l’IRA continua a resistere. Si vedono i presupposti della prima guerra del Golfo, mentre in Jugoslavia le tensioni represse da decenni premono verso l’esplosione. Chi pensava alla fine del Patto di Varsavia come alla fine della violenza politica e all’inizio di un mondo più democratico è stato ben presto smentito. Il secondo intervento del convegno, fatto da un compagno palestinese recita infatti “Sappiamo bene il risultato di questa guerra [del Golfo]: il nuovo ordine mondiale [...] un tentativo di ridisegnare la mappa secondo gli interessi dell’imperialismo a danno delle Nazioni oppresse”.

Tracciare un orizzonte non era facile e se il movimento aveva chiara la mappa del vecchio mondo, di fronte alla sua disintegrazione vedeva emergere un ordine altrettanto brutale ma con alcuni spazi di possibilità: l’Europa dei movimenti. Guardare al nuovo che sorgeva significava volgere lo sguardo verso i luoghi di ribellione e organizzazione, verso chi credeva in un’altra realtà possibile. Liberati dalle ceneri del passato, si intravedevano opportunità, cantieri di autonomia e di percorsi di liberazione da un mondo asservito al capitale e all’imperialismo.

Questo convegno, a distanza di anni, assume importanza anche per quanto riguarda il tema della comunicazione legata all’internazionalismo. Per l’area Veneta, protagonista della nuova fase di occupazione dei centri sociali, ma per la quale la storica Radio Sherwood rimane un punto di riferimento organizzativo, è l'occasione per sperimentare nuovi strumenti di lettura e comunicazione all'altezza dei mutamenti globali. Essere megafono dei movimenti non bastava più, serviva un certo protagonismo nella promozione di campagne e iniziative internazionaliste. Per questo dall’Italia ci si inizia a muovere sempre più spesso, dalla Palestina, all’Irlanda, ai Paesi baschi, si va a Berlino e in Kurdistan, si inaugura una forma nuova di internazionalismo: prendere e partire, conoscere le lotte oltre il territorio nazionale, per stare al passo di un mondo sempre più globalizzato ma senza sposare ciecamente una lotta prima di capirne le vere affinità e differenze nelle pratiche e prospettive. Un internazionalismo che va oltre le dichiarazioni solidarietà ma che prova a creare alleanze e complicità possibili, non per mera velleità di scoperta, ma perché, nel ’91 come oggi, il mondo di fronte lo impone.

Copertina del primo numero di Teiko