La loro lotta, il nostro internazionalismo
Archivio storico dei movimenti “Via Avesella"
Il 7 novembre 1979, Giorgio Baumgartner, Luciano Nieri e Daniele Pifano, tutti militanti dell’Autonomia Operaia romana di via dei Volsci, vengono arrestati a Ortona per il possesso e il trasporto di due lanciamissili sovietici SA-7 Strela, che sarebbero stati destinati al Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP). Pochi giorni dopo, venne arrestato anche Saleh Abu Anzeh, all’epoca studente di medicina all’Università di Bologna, incaricato di gestire il travagliato passaggio di mano dei due lanciamissili. L’episodio fece sbizzarrire la stampa e vari detrattori politici, e vennero avanzate le ipotesi più stravaganti: alcune teorie sostenevano che i missili sarebbero stati utilizzati per attacchi terroristici contro il Papa, per colpire l’aereo del ministro Cossiga o per un attentato a un carcere speciale. Tra tutte le teorie, ce n’è una più deleteria di tutte: il caso dei lanciamissili di Ortona venne strumentalmente utilizzato, dopo l’attentato fascista alla stazione di Bologna, per depistare le indagini dai reali colpevoli verso una famigerata “pista palestinese”, una teoria che ancora oggi viene riesumata dagli ambienti neofascisti nel tentativo di scagionare coloro che ormai sono stati individuati come i reali esecutori. Nulla di tutto ciò era vero: come confermato in una lettera del 14 gennaio 1980, l’FPLP si rivendicava la proprietà dei lanciamissili, sostenendo anche l’esistenza di un accordo con il governo italiano per il trasporto di armi sul territorio nazionale.
Il processo per i missili di Ortona fu insolitamente breve. Al termine della sua requisitoria, il PM Abrigati richiese dieci anni di reclusione per ciascun imputato, accusati di introduzione, detenzione e trasporto di armi sul territorio nazionale. Tuttavia, dal primo reato — il più grave — gli imputati furono assolti per insufficienza di prove nella sentenza di primo grado del 1981. Come si evince dal manifesto, il 21 febbraio 1983 venne fissata l’udienza in Cassazione, che successivamente confermò la pena di 5 anni di detenzione per i militanti. Oltre alla rapidità dell’iter giudiziario, colpisce il titolo del manifesto: “La loro lotta, il nostro internazionalismo proletario”. A un primo sguardo, l’utilizzo del pronome noi/loro potrebbe far pensare a una sorta di contrapposizione tra l’Autonomia e il Fronte palestinese, dopo la vicenda dei missili. In realtà, più che segnare una distanza, quella dicotomia riflette una delle forme più alte di solidarietà, che adotta un approccio materialista: non giudica le lotte altrui, i metodi o le strategie scelte, ma ne condivide i fini, sostenendole.
In conclusione, potremmo dire che questo manifesto ed il caso di Ortona testimoniano il profondo legame tra le organizzazioni della resistenza palestinese e i movimenti italiani, ma soprattutto di una generosità internazionalista che si basa sulla fiducia cieca in qualsiasi condizione. Un valore che oggigiorno interroga il nostro presente e le sfide per un nuovo internazionalismo.
Come scrisse Fortini nella sua versione dell’Internazionale:
«Guarda in viso, tienili a memoria,
chi ci uccise, chi mentì.
Compagno, porta la tua storia
alla certezza che ci unì».
La loro lotta, il nostro internazionalismo1
Note
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Descrizione: “La loro lotta, il nostro internazionalismo. Lunedì 21 febbraio ore 9 Aula I sezione di Cassazione (p. Cavour) processo contro Daniele Pifano, Luciano Nieri, Giorgio Baumgartner, Abu Saleh condannati a 5 anni per aver trasportato nel novembre ‘79 2 missili per il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina”; anno: “1983, Roma”; autore: “Collettivo Policlinico, Comitati Autonomi Operai”; tecnica: Litografia offset, a colori; dimensioni: 70 x 100cm
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L’Archivio Storico dei Movimenti “Via Avesella” è un progetto nato nel 2020 all’interno di una storica sede politica che, per Bologna, ha un valore non solo simbolico, ma anche profondamente storico. Dal 1969, gli spazi di via Avesella 5/a sono stati attraversati da esperienze come Il Manifesto, Lotta Continua, collettivi legati all’Autonomia, alle lotte antinucleariste, ai movimenti internazionalisti, e più recentemente dal Laboratorio Crash!. Le sfide dell’archivio sono: conservare e rendere fruibile il materiale sedimentatosi all’interno delle stanze di via Avesella, ma soprattutto fare della memoria e della storia un campo di battaglia